Pizza Margherita

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«Il segreto per preparare la pizza? Parlare napoletano». Parola di Makoto

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Armato di dizionario e libro di grammatica la storia del giapponese pizzaiolo che non capiva il dialetto

 

Lei 120 anni di storia, prelibatezza della cucina planetaria. Lui poco più di venti con un sogno: portarsela a casa e farne l’affare della vita. Questa è la storia dell’incontro tra la pizza napoletana e Makoto. Una pizza che viene da lontano con i suoi 120 anni di storia appena compiuti e nei sogno di un giovane giapponese sarebbe dovuta volare altrettanto lontano, sorvolare oceani e continenti fino ad arrivare nell’isola dei samurai.

Perché Makoto, giovane studioso della storia d’Italia e dell’italiano che arriva nel Belpaese una volta laureato, come fanno molti studenti stranieri prendendosi il tempo per cercare la propria strada, trova nell’impasto unico dedicato alla regina Margherita e farcito di pomodoro e mozzarella, la sua ragione di vita.

 

LO SCOGLIO LINGUISTICO, IL NAPOLETANO – Il problema sta nel mezzo ed è linguistico. Perché quando Makoto arriva a Napoli con il suo italiano scolastico, dizionario e grammatica, si rende conto che anche le frasi più comuni «Come stai? Tutto bene» e indispensabili per attaccare bottone, con i napoletani non funzionano. Perplesso e depresso, Makoto passa sempre meno tempo in giro e sempre più nella sua stanza. E qui la fortuna e il programma «Adotta un turista» lanciato dall’ostello che lo ospita, La Controra Flashpackers, lo assistono. Mentre gli altri turisti vengono adottati da cittadini più o meno comuni, tra gli altri anche l’ex assessore regionale al Turismo Claudio Velardi e portati in giro per la città a scoprire la Napoli dei monumenti, Makoto è l’unico ad avere altro per la testa rispetto ai soliti itinerari turistici e a rimanersene nella sua stanza.

 

Così, quasi per esclusione, viene adottato da uno dei receptionist e animatori della Controra, Valerio Molinaro. Molinaro ascolta il sogno del giapponese che voleva diventare pizzaiolo e lo aiuta.

 

A LEZIONE DI DIALETTO, «TUTT’APPOST?» – Innanzitutto con le lezioni di lingua napoletana. «Come stai? Tutto bene?» a Napoli, è essenziale saperlo, soprattutto se si frequentano i napoletani veraci che custodiscono i segreti della vera pizza, diventa «Tutt’appost?».

 

L’italiano «Andiamo a lavorare» si trasforma in «Jamm a fatica’», ma soprattutto, anche se si è veramente interessati a qualcosa e si starebbe lì a fissarla ore, persone, cose o animali, meglio non posare lo sguardo troppo a lungo.

 

Perché per il napoletano che non ama l’insistenza, scatta la domanda nervosa cui è preferibile, a maggior ragione se visitatori in terra straniera, non essere i destinatari: «Ma che guard’affa’?» alias del più innocuo «Cosa guardi?». Solo così, conoscendo l’abc del napoletano, Makoto riesce a coronare il suo sogno e fare il suo ingresso, farina sulle braccia e maglietta bianca, in una pizzeria come apprendista.

 

E quando ha pensato di aver raggiunto il grado di «know how» necessario a impastare e infornare da sé la vera pizza é tornato in Giappone. Tornerà a breve per comprare l’impastatrice e tutto il necessario. Per gli ultimi preparativi prima dell’apertura dell’unica pizzeria del giapponese e napoletano d’adozione Makoto, a Osaka

 

Video: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/video?vxSiteId=bc005c9d-d69f-463a-ae21-a260eceafed0&vxChannel=Ultime%20News&vxClipId=2524_73531&vxBitrate=300

 

Via Il Corriere del Mezzogiorno

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